Comunicati stampa

Il Centro Antidiscriminazioni: “Invocare la remigrazione stigmatizza gruppi sociali e alimenta le divisioni”

La responsabile del Centro Priska Garbin, insieme alla Consulta, esprime preoccupazione per l’annunciata manifestazione sul tema della remigrazione: “La discriminazione non può mai essere considerata uno strumento legittimo di confronto politico”.

“Quando emergono richieste pubbliche di “remigrazione”, non siamo di fronte a un normale dibattito politico, bensì alla questione fondamentale dell’inviolabilità della dignità umana”: così Priska Garbin, responsabile del Cento di tutela contro le discriminazioni, interviene nel dibattito suscitato dall’annuncio di una manifestazione sul tema sabato prossimo, a Bolzano.
Insieme alla Consulta del Centro, di cui fanno parte rappresentanti di associazioni e organizzazioni impegnate in ambito sociale e nel contrasto alle discriminazioni, e al suo vicepresidente Bassamba Diaby, Garbin esprime preoccupazione per l’iniziativa di gruppi di estrema destra: “Remigrazione è un termine utilizzato in questi contesti come eufemismo per rimpatri forzati ed espulsioni su larga scala: simili iniziative pubbliche ledono la dignità di specifici gruppi della popolazione e compromettono la solidarietà sociale”.
“La nostra istituzione”, prosegue la responsabile del Centro di tutela contro le discriminazioni, “ha il compito, sancito dalla legge, di sostenere le persone discriminate a causa della loro identità, appartenenza etnica, colore della pelle o altre caratteristiche personali: ciò comprende anche il dovere di segnalare sviluppi che possano favorire discriminazioni o minare la pace sociale”.
La libertà di espressione rappresenta, secondo Garbin, un pilastro fondamentale dell’ordine democratico, ma incontra i suoi limiti laddove viene violata la dignità altrui: "Affermazioni o narrazioni politiche che sminuiscono le persone sulla base della loro identità o le presentano come un problema superano questo limite".
I messaggi diffusi sotto lo slogan della “remigrazione” sono spesso orientati a suscitare paure, stigmatizzare gruppi sociali e alimentare divisioni, “ma la discriminazione, esplicita o velata che sia”, conclude Garbin, “non può mai essere considerata uno strumento legittimo di confronto politico: la tutela della dignità umana e la protezione contro ogni forma di discriminazione sono pilastri essenziali di una società democratica, aperta e pluralista”. 

CTCD

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